
18 ago 2026
"Meglio perdere l'orgoglio che morire di fame"
Marcello ha 63 anni. Dall’anno scorso è un ospite della Casa della Carità, dove ogni giorno trova un pranzo caldo e persone che lo fanno sentire accolto. Ci ha raccontato la sua storia in questa intervista a cui ha risposto con grande disponibilità e con un lieve filo di commozione.
Marcello, ci racconti qualcosa di te?
Sono nato a Senago nel 1963. Ero un bravo studente, mi piaceva andare a scuola. Quando avevo nove anni ho perso mio fratello. Era nato con l’idrocefalo e non ce l'ha fatta. Quando sono tornato a casa e lui non c'era più, ho pianto.
Dopo la terza media ho iniziato subito a lavorare. Saldavo gabbie per uccelli, poi mi sono occupato della coloritura dei lampadari. Nel frattempo, frequentavo la scuola serale per diventare elettricista, anche se purtroppo non sono mai riuscito a trovare un lavoro in quel settore.
Quando è cambiata la tua vita?
A 35 anni mi sono sposato con Arianna. Ho aspettato tanto prima di sposarmi perché volevo sentirmi pronto. Solo che c'era un problema: l'alcol.
Mio padre beveva e, fin da bambino, mi faceva assaggiare il vino. Io ho iniziato a bere a quindici anni. A causa dell’alcol ho perso il lavoro, poi anche il matrimonio e ho avuto paura di perdere mia figlia.
Nel 2013 ho sentito di aver toccato il fondo. Ho deciso di smettere di bere e ce l’ho fatta, da solo. Non ho mai perso i contatti con mia figlia e oggi abbiamo un bel rapporto. Lei vive in un'altra regione con il suo compagno. Sta bene e la sento spesso.
Oggi quali sono le tue difficoltà maggiori?
Non sono più riuscito a trovare un lavoro. Oggi prendo l'Assegno di inclusione. Ho una sorella che mi aiuta, ma non voglio pesare sulla sua famiglia. Ho vissuto un po’ vicino a dove sono nato, un po’ vicino a Varese. Ma la vita costa e non ho una casa. Siccome mi sono spostato tra diversi comuni e non ho un’abitazione stabile ho anche fatto molta fatica ad ottenere una residenza… Alla Casa della Carità mi avete aiutato tanto anche con i documenti. Non sembra ma se non hai una residenza e ti scade la carta di identità non puoi più fare niente...
L'alcol è davvero un capitolo chiuso?
Sì, non bevo più.
Se un amico mi invita a bere, io accetto volentieri l'invito, ma prendo un caffè o un crodino. Se a lui non va bene, pazienza: non ci vado.
Come hai conosciuto la Casa della Carità?
Nel 2025 la mia amica Enrica mi ha parlato di questo posto. Mi sono detto: "La dignità non la perdo. Meglio perdere un po' d'orgoglio che morire di fame."
Da allora vengo qui tutti i giorni a pranzo e il giovedì per la doccia.
Qui ho trovato persone che mi aiutano davvero. Ringrazio sempre i volontari, meno male che ci sono. Anche con gli altri ospiti si scherza, si ride. Io sono fatto così: della mia situazione rido. Se piango, la cambio? No. Allora, per non cadere in depressione, preferisco ridere.
Qualcuno qui ti chiama Cosimo. Come mai?
Per tutti sono Cosimo. Ma Marcello è il nome con cui mi chiamava la mia mamma. Per questo ci sono molto affezionato.
Come immagini il tuo futuro?
Tra cinque anni mi vedo meglio. Prenderò la pensione e spero di poter vivere con più serenità.
Ma qui alla Casa della Carità c'è un pezzettino del mio cuore.
Per questo dico sempre una cosa a tutti: grazie di esistere.
